ci sono momenti della vita che vanno tradotti in parole scritte per sottrarli dalla confusione del quotidiano. "scrivere e' sempre nascondere qualcosa in modo che venga scoperto" (italo calvino)
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E' uno dei baci fotografici che preferisco! Lei è la bellissima "flo" di Trento. Insomma la fortuna di Kruger
di vedersi materializzare qualche "vittima" della tribù. Una scusa molto cialtronesca per reclamare un altro
bacio o una pacca sulla spalla o quello che volete voi.... Vi confesso con una certa preoccupazione che lunedì 21 novembre incremento un altro anno alla mia "pellaccia". Quindi da buon narciso attendo i vostri generosi
auguri e soprattutto sopportatemi ancora per i prossimi cento anni. In fondo senza di voi che farei?

“Qui tutto molto originale, i microfoni funzionano alla perfezione… ma il teatro dov’è?” si chiede a voce alta Oreste Lionello introducendo il suo monologo. Il pubblico sottolinea a suon d’applausi e risate l’ingresso del mattatore della serata e lo spettacolo “prende quota”...
Un piccolo passo indietro. “Ci sono posti a sedere?”. Finiti. “Va bene, restiamo in piedi”. Primo indizio di uno spettacolo che è andato oltre ogni previsione, in termini di affluenza di pubblico, con il padiglione Arrivi dell’Aeroporto Raffaello Sanzio, preso d’assalto fin dalle 20 e “occupato” in poco meno di un’ora. Così l’ouverture di “Io, Woody Allen – i vizi di un uomo intelligente”: tanta curiosità attorno alle performance degli attori locali alle prese con gli sketch tratti dalle pellicole del regista newyorkese, grande attesa per lo sbarco al Sanzio del Maestro Oreste Lionello e interesse attorno ad un’iniziativa, quella del Comune di Falconara, in collaborazione con collaborazione con Enac-Aerodorica, che la gente ha dimostrato, a suon d’applausi e risate, di apprezzare profondamente.
Ma veniamo allo show. Prima parte: riflettori puntati sugli attori. Eccellenti le prove di tutti, in particolar modo da sottolineare quelle degli "Allen". Antonio Lovascio (Ray di “Criminali da strapazzo”) ben supportato da Federica Stoppini e Claudio Belfiori, Mauro Pierfederici (lo psicosomatico cieco Val di “Hollywood ending”) alle prese con un serrato scambio di battute con l’ottima Elena Durazzi, Paolo Bucci (Clifford di “Crimini e misfatti”) in coppia con Silvia Saccomanno, per concludere con Paolo Brugiati (Allan di “Provaci ancora Sam”), dagli irresistibili duetti con un Leopoldo Lucconi nei panni - cappello, impermeabile ed immancabile sigaretta – di Humphrey Bogart, suggeritore per un improbabile approccio amoroso con Linda (Tiziana Dazzi). Alla fine, lo stesso Oreste Lionello si unirà allo scroscio di applausi del pubblico, congratulandosi con tutti gli attori per “la passione e la fede dimostrata affinché il loro seme possa fecondare certe limitazioni artistiche presenti oggi nel panorama teatrale italiano”.
Già, Lionello. Letteralmente stupefatto dalla garbata accoglienza del pubblico in sala si è lanciato, tra aneddoti e battute, in un monologo che più di una volta è stato interrotto dagli applausi e dalle risate, cogliendo con rara maestria tempi e pause di recitazione. Come già riferito ha ironizzato sull’anomala situazione culturale falconarese che, priva di un teatro a causa anni di disinteresse totale, questa Amministrazione sta cercando di normalizzare con i lavori all’ex-garage Fanesi, prossimo Teatro “Anna Bonacci”. “Una volta ho fatto Shakespeare – ha raccontato – in un teatro bellissimo, ma non avevamo i microfoni ed abbiamo dovuto recitare tutto a voce nuda. Questa sera abbiamo il meglio del sonoro ma… non c’è il teatro!”. Oppure “il mio rapporto con Woody Allen? Per me il lenzuolo del cinema è come la Sacra Sindone: se Gesù Cristo si alza e viene fuori, a qualcuno viene un colpo”. Ha poi spiegato la differenza tra la comicità alleniana, fatta di un intero bagaglio culturale yiddish, e la sua basata sul gioco di parole, concludendo l’ intervento, da moderno ed efficace Petrolini, con l’irresistibile “Arturo, l’uomo del futuro”, personaggio invecchiato e malridotto ma sempre pronto a beffarsi dell’età che avanza, tra malattie e scienze per allungare la vita.
La parte finale della serata si è voluto celebrare il regista newyorkese, che il prossimo primo dicembre compirà 70 anni, con una delicata videodedica all’uomo e al suo mondo fatto di celluloide. Nel blob, confezionato dal trio Cerioni-Agostinelli-Catalani e proiettato sul maxischermo, la gente ha potuto ridere insieme attraverso le immagini di Allen alle prese con nevrosi, intuizioni geniali, battute irriverenti. E amori: New York, la “sua” città da sempre, certo, ma anche brillanti attrici come Diane Keaton (che bella in “Io e Annie”), Charlize Theron, Juliette Lewis, Tea Leoni, tanto per citarne alcune. Il tutto cullato da note jazz e swing, tanto care a Woody, colonna sonora ideale per una splendida serata, diversa, coraggiosa, perfettamente riuscita.

Vivo uno strano destino ogni volta che raggiungo ed ottengo un risultato a cui tengo molto. Quasi dovessi pagare una sorte di conto salato in termini affettivi. E per fortuna esprimo pochi desideri in questo senso, altrimenti dovrei convivere , a vita, con uno psicologo.
Non svelo, ovviamente, quanto e soprattutto cosa mi sia costato questa volta ma considerando il successo ottenuto da “Io, Woody Allen (i vizi di un uomo intelligente)” vi garantisco, davvero, tanto anzi troppo.
Ho pensato e creduto che Woody Allen, da sempre un mio idolo, fosse un ideale testimonial della mia Falconara Marittima dove dietro ad un’apparente bruttezza ci sia molto da scoprire. L’intelligenza delle nostre debolezze, delle contraddizioni e soprattutto dei nostri sentimenti. Ed in effetti dietro la vivacità della sua ironia, quasi disarmante, c’è tanta poesia.
Eppure, pensandoci bene, a rendermi mitico Woody c’è stata sempre la sua voce, perfetta ed oserei dire inevitabile. Una voce italiana migliore dell’originale ed è questo che mi ha indotto a cercare di coinvolgere in questo progetto, proprio lui Oreste Lionello.
Lionello, un bravo ragazzo del ’27, ha un anno in più di mio padre ma a conti fatti lo considero piuttosto un fratello maggiore, a volte saggio ed altre burlone. Una bella esperienza conoscerlo con Giovanna, la sua gentile ombra rosa. Elegante e vivace con questa personalità, direi, aristocratica conquista il prossimo con rara maestria.
Il resto della serata, se vi interessa, la racconta la penna di Marco Catalani nel mio blog. L’indirizzo internet è http://www.kruger.splinder.com/
Ma per concludere il mio intervento voglio mettere una citazione di Woody Allen, un po’ diversa dal suo standard, ma che riesce a farmi capire questa sfrenata ammirazione che ho per lui:
« Saggio è chi riesce a vivere inventandosi le proprie illusioni. »